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Bdsm

Tette o mammelle?

  • Data 16/03/2012 - Visite: 5635

Tette o mammelle: due modi per indicare una parte anatomica femminile a torto poco valorizzata nell'S/M puro, ma che trova molti più estimatori nel BDSM. L'incertezza nella definizione anatomica rispecchia altrettante realtà psicologiche delle sedute educative: le tette sono attributi della bellezza femminile, supporti artistici da rimodellare o su cui inventare nuove sculture. TetteLe tette sottoposte a Bondage sono poi oggetto di ammirazione da parte dell'artista e degli spettatori -reali o virtuali-. Magari qualche colpetto ai capezzoli o a quelle carni rese violacee dalla costrizione, per tastarne la rinnovata tonicità. Ma solo quello! In tutto ciò leggo una sorta di rispetto per il seno femminile, molto più che per altre... lo stesso rispetto - e qui lancio la provocazione: -, la stessa "paura" la ritrovo là dove la pietà non dovrebbe esistere, cioè nel S/M propriamente detto. Riviste e video indugiano su dilatazioni estreme e fisting (che ovviamente interessano altre parti anatomiche), ma anche schiaffeggiamenti e frustate, poco equamente distribuite tra natiche, ventre e mammelle: mi concedete un 60%, 30%, 10% rispettivamente? E mi concedede di usare quest'altro termine per indicare il seno femminile? Forse "mammelle" ci aiuta a non sottostare al fascino che ancora ci condiziona nel infliggere supplizi o più semplicemente castighi a due escrescenze assai plasmabili e sensibili del corpo femminile. Quale maggior piacere, e quale maggior umiliazione, che sottoporre a disciplina una parte anatomica attorno alla quale ruota un mondo di interessi, dalla chirurgia estetica ai push-up e, che nei secoli scorsi ha ispirato corsetti e generose scollature davanti alle quali si è inchinato anche il Re Sole... Sulla duttilità delle mammelle non occorre soffermarsi: il Bondage l'ha già dimostrato ampliamente. MammellePiuttosto vale la pena di soffermarsi su come queste carni possano essere strizzate nella mano, spalmate contro il torace schiacciandole con il palmo aperto, tirate fino a un attimo prima della lacerazione, per poi essere ulteriormente condotte verso il basso o lasciate immediatamente cadere nel loro stesso peso. Oppure torte, quasi avvitate se la flaccidità che accompagna l'età matura lo consente. Se tutto ciò esalta il Master, dall'altra induce nella schiava nuove e forti emozioni: dolori mai provati in altre sedute educative, sensazioni di massima umiliazione nel veder traumatizzato in tal modo l'espressione più palese della propria femminilità. E ancora: la paura, che cessa non appena il Master desiste un attimo prima della lacerazione, e che spiazza ogni sicurezza e fa precipitare nell'angoscia. Tutto ciò però accade solo se il Master non è coinvolto nell'empatia e riesce a mantenersi lucido fino alla fine; lucido e, ovviamente, vigile. E questo non è da tutti.


Autore: Bdsmers.net

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